Vite in corsa

Arriva nei supermercati la prima linea di salumi cruelty free. Con il contributo di CIWF Italia

maiale-che-morde-le-barreI salumi cruelty free arrivano nei supermercati italiani. Per la prima volta si possono trovare in commercio salumi ottenuti da suini allevati nel rispetto del benessere animale, un risultato importante dell’impegno in Italia di CIWF (Compassion in World Farming, “rispetto negli allevamenti del mondo”), l’unica onlus italiana dedita esclusivamente alla protezione degli animali allevati a scopo alimentare.

Con la campagna #bastagabbie, CIWF vuole mettere fine una volta per tutte alle gabbie di allevamento, l’aspetto più odioso degli allevamenti intensivi, dove sono rinchiuse non solo le galline, ma anche i maiali e i conigli che finiscono sulle tavole di tutto il mondo.

Nata nel Regno Unito per iniziativa di un allevatore, CIWF è in Italia dal 2013 ed è presente anche in Francia, Polonia, Olanda, Stati Uniti e Cina.

CIWF ha documentato le sofferenze delle galline in una videoinchiesta choc realizzata nel 2015. “Le gabbie sono certamente la peggiore forma di crudeltà negli allevamenti, che riguarda circa 700 milioni di animali solo in Europa” spiega Elena Artico, responsabile Campagne di CIWF Italia. “Oltre a privarli del movimento e della luce, costringono gli animali a una posizione costantemente scomoda, obbligandoli a posare le zampe sulla griglia metallica della gabbia. Per le galline ovaiole, poi, è diffusa la dolorosissima pratica del taglio del becco, per evitare che si aggrediscano le une ocn le altre, a causa dello stress”.

 

Primi risultati: negli ultimi anni gli allevamenti senza gabbie sono cresciuti del 30%

Questa situazione sta cominciando a cambiare, anche se lentamente, grazie alla pressione delle associazioni sui legislatori europei. Nel 2004 è stato introdotto l’obbligo di indicare sull’etichetta delle uova il tipo di allevamento (in gabbia, a terra o all’aperto). Da allora il numero di galline senza gabbie sono cresciuti è cresciuto fino a raggiungere il 35% del totale. “Questo dimostra che i consumatori sono sensibili al tema del rispetto verso gli animali” prosegue Artico. “Tuttavia, i progressi riguardano soprattutto le uova fresche, mentre le gabbie sono ancora predominanti nella produzione di uova utilizzate dall’industria – ad esempio per la pasta, i biscotti o la maionese – dove l’etichetta non è regolamentata e la sensibilità è minore”.

Meno nota, ma non meno triste, è la situazione dei maiali. In molti Paesi europei le scrofe vengono tenute in gabbia per tutta la durata della gravidanza (16 settimane), nonostante il parziale divieto imposto dall’Unione Europea nel 2013. I maiali da ingrasso non sono in gabbia ma vivono in spazi strettissimi, spogli, sporchi e bui.  Anche loro diventano aggressivi gli uni verso gli altri, e per evitare che si mordano, subiscono il taglio della coda e dei denti. Infine i conigli, di cui l’Italia è il maggior produttore europeo con una stima di 175 milioni di capi, sono allevati in gabbie reticolate staccate dal suolo, dove hanno come spazio vitale la superficie di un foglio A4.

La campagna di CIWF in Europa per abolire le gabbie dei conigli ha raccolto oltre 600 mila firme, di cui quasi 90mila in Italia.

 

L’antibioticoresistenza nasce anche dagli allevamenti intensivi

Gli allevamenti intensivi possono causare danni anche alla salute umana. Metà degli antibiotici utilizzati nel mondo e circa l’80% di quelli usati negli Stati Uniti vengono somministrati agli animali da reddito, per tenere lontane le epidemie infettive causate in gran parte dal sovraffollamento. Questa pratica contribuisce a creare l’emergenza dei superbatteri resistenti agli antibiotici.

 

Un approccio pragmatico che coinvolge anche le aziende alimentari (ma non prende soldi)

CIWF si distingue nettamente dai movimenti vegetariani e vegani, anche se condivide con loro la lotta contro gli allevamenti intensivi.

Questa organizzazione ha scelto un approccio pragmatico, figlio della cultura anglosassone da cui proviene. “Secondo noi, la strategia giusta per poter realizzare miglioramenti di vasta portata è parlare a quante più persone possibile” dice Elisa Bianco, responsabile Settore Alimentare di CIWF. “La maggior parte della popolazione mondiale mangia carne ed è ben lontana da mete vegetariane, per non dire vegane. E’ a loro che ci rivolgiamo, dunque non proponiamo di eliminare dalla dieta i prodotti animali, ma invitiamo a consumarne meno, accettando di pagare qualcosa in più per favorire i produttori responsabili che altrimenti non reggerebbero la concorrenza degli allevamenti intensivi”.

Dato poi che i principali acquirenti non sono i consumatori, ma le imprese alimentari, la grande distribuzione e la ristorazione, CIWF collabora apertamente con le aziende del settore – senza però ricevere alcun tipo di finanziamento – attraverso il sistema dei premi. Guardando al risultato concreto, senza pregiudizi, nemmeno verso le “odiate” multinazionali.  “Facciamo un esempio” prosegue Bianco. “Abbiamo premiato McDonald’s perché non usa più nei suoi ristoranti in Nord America le uova di galline allevate in gabbia. Questo non significa approvare al 100% i comportamenti di questa azienda, ma produce un impatto enorme sugli allevamenti di tutto il mondo. Per noi è questo che conta”.

Un interessante caso italiano è la Fumagalli Salumi, azienda lombarda con una lunga tradizione, che nel 2015 ha ricevuto il premio Good Pig da CIWF. Forte esportatrice, Fumagalli ha cominciato un percorso di qualità condiviso con i clienti esteri, prima sul piano sanitario, poi sul tema del benessere animale, dove soprattutto in Nord Europa la sensibilità è molto alta. Oggi riesce a produrre il 70% dei salumi con allevamenti di proprietà, dove le scrofe sono libere eccetto che nell’ultimo periodo della gravidanza e subito dopo il parto, i maialini crescono su lettiere di paglia, hanno a disposizione il 25% in più di spazio rispetto agli allevamenti convenzionali e non subiscono mutilazioni. Purtroppo i compratori della grande distribuzione italiana sono molto meno sensibili dei colleghi esteri al rispetto per gli animali, ma qualcosa si sta muovendo: la nota catena Esselunga ha messo in vendita il prosciutto crudo e cotto cruelty free della Fumagalli in un primo gruppo di supermercati.