Sono nata e cresciuta a Milano; attualmente vivo in un piccolo paese alle porte della città. Sono sposata, con due figlie di 14 e 19 anni.

Innanzitutto, un cenno ai miei studi: maturità classica a pieni voti, laurea in Economia e Commercio alla Cattolica di Milano, un master in gestione aziendale.

Dopo qualche anno in una grande azienda chimica, colgo un’opportunità nel campo dell’editoria specializzata, il settimanale Gdoweek. Qui riesco a  mettere insieme le mie conoscenze di economia e marketing  con la mia passione di sempre, lo scrivere.

In quel periodo divento giornalista professionista e ottengo la tessera dell’Ordine. Spesso mi chiedo se vale tutta la fatica che ho fatto: oggi chi riconosce il valore di queste appartenenze? Eppure, quei mesi di studio su libri e  giornali, l’ascolto di colleghi esperti, l’allenamento sulle famose “cinque w” del buon giornalista, secondo me ti distinguono da chi improvvisa. E certi errori da brivido che si vedono sul web, non li fai.

E poi, quando sono diventata freelance, appartenere a una comunità di colleghi mi ha aiutato nei momenti di difficoltà.

Freelance, appunto, lo divento nel  1997, volontariamente. Lascio il posto di redattore, con regolare contratto a tempo indeterminato, per  potermi misurare con un giornalismo diverso, indipendente dalla pubblicità, capace di fare anche le domande scomode. Un’idea un po’ mitica, forse: questo tipo di giornalismo è diventato veramente raro, se mai è esistito, almeno in Italia.

Collaboro con Il Mondo, Italia Oggi, Espansione; qualche bella soddisfazione professionale arriva; non però economica, purtroppo. Il mercato del giornalismo libero comincia a dare segni di degrado; allora mi reinvento un’altra volta e nel 2001  entro (senza raccomandazioni, come ho sempre fatto) al settimanale Vita, la rivista del volontariato, prima da collaboratrice esterna e poi in redazione, sui temi della finanza etica e della responsabilità sociale d’impresa. Anni di grande passione, nei quali ho imparato moltissimo.

Nel 2005 questa esperienza si chiude, ancora per mia volontà ma a malincuore, per disaccordo rispetto alla linea editoriale.

Segue un breve periodo di lavoro non giornalistico nella Onlus Banco Informatico, una realtà nuova che aiuta associazioni e cooperative  distribuendo a costo simbolico computer dismessi dalle aziende, revisionati da tecnici volontari. Siamo in due collaboratori professionali, il direttore e io, con mansioni di segreteria e rapporti con i “clienti”.

Quando il Banco cresce e si struttura, divento responsabile ufficio stampa e comunicazione, recuperando un ruolo coerente con la mia professionalità. Apro la partita IVA e divento a tutti gli effetti un libero professionista…anche se monocliente!

Nel 2011 comincio a collaborare con Famiglia Cristiana online, sul canale Volontariato: i contatti che ho acquisito nel non profit grazie al Banco Informatico diventano una miniera inesauribile di spunti per gli articoli, e lavorare con una testata così conosciuta mi gratifica moltissimo.

Penso di avere trovato finalmente una sponda e invece… nel 2012 il Banco ha una crisi finanziaria ed è costretto a tagliare drasticamente tutte le collaborazioni. Un brutto colpo, ma segna l’inizio della vera svolta: il mare aperto, la libera professione per davvero.

Siamo arrivati al presente. Oggi mi divido tra la collaborazione a Famiglia Cristiana e le consulenze in comunicazione al non profit. Metto a disposizione la mia professionalità per ogni forma di comunicazione on line e offline, dai contenuti del sito alle tradizionali brochure, dalla newsletter al video di storytelling.