Vite in corsa

Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici è legge. D’ora in poi tutti onesti?

E’ entrato in vigore il 4 giugno 2013 il codice di comportamento dei pubblici dipendenti (se volete leggerlo tutto cliccate qui: sono 10 pagine!). In sostanza: definisce i “doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta” che i dipendente pubblici sono tenuti a osservare”. Già i “doveri minimi” suonano un po’ così, o si è leali e imparziali o no. Per la diligenza forse il minimo ci sta, è come il 6 a scuola. La buona condotta poi non riassume tutto? Ok, andiamo oltre. Il dipendente pubblico osserva la Costituzione (se la conosce…), questo viene detto per primo. Giusto. Ma in pratica?

Il dipendente  non usa le informazioni in proprio possesso a fini privati, cerca di contenere i costi senza pregiudicare la qualità, non discrimina nessuno, collabora con gli altri uffici dando le informazioni richieste, non chiede e non accetta regali da nessuno se non di modico valore: cioé sotto i 150 euro! Proprio modico non mi sembra.

Il dipendente comunica ai superiori qualsiasi conflitto di interesse, ad esempio se ha avuto collaborazioni con qualsiasi ente privato nell’ultimo triennio; utilizza i permessi di lavoro nel rispetto delle leggi e del contratto, non usa le attrezzature aziendali a fini privati, si fa riconoscere con il badge se è in contatto col pubblico, non svolge il lavoro in ritardo.

Sui dirigenti, due pagine, cito solo: “il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso spettanti…persegue gli obiettivi assegnati…adotta un comportamento organizzativo adeguato”.

Non vado oltre però dico: ma in un Paese normale bisogna fare un decreto di 12 pagine per ricordare ai dipendenti pubblici che cosa vuol dire lavorare?