Vite in corsa

La storia di Francesco, il bimbo adottato dall’ospedale

Una storia che sembra straziante, ma di una densità umana e affettiva tale da riconciliarci col nostro essere persone, fragili, erranti, ma capaci di questo.

Francesco ha vissuto soltanto otto mesi, da ottobre ’97 a maggio ’98. Affetto da una grave malformazione cerebrale, è stato abbandonato dai genitori ed è rimasto per tutta la sua piccola vita nella  nursery di un ospedale. In questo luogo “di passaggio” si è creata intorno al bimbo una rete di mani e di cuori, che l’hanno amato di un amore diffuso e gratuito: gli operatori sanitari, in primo luogo, ma anche mamme di altri neonati e tante persone che avevano saputo del doloroso evento. “Terapia del contatto”, si chiama così l’onda di carezze che ogni giorno avvolgeva il bambino, alleviando la sua sofferenza. Scrive un medico: “Ogni sabato mattina un signore di mezza età stava con Francesco circa due ore: il suo sguardo era dolce, le sue mani lo accarezzavano dappertutto, le sue parole erano appena sussurrate…alle fine, discretamente, salutando il personale, se ne andava”.

Giudicare, interpretare, spiegare…lo lascio agli esperti. Io mi sono soltanto commossa.