Vite in corsa

Otto per mille allo Stato, finiranno i tagli selvaggi al fondo? Il Governo riaccende le speranze

L’otto per mille allo Stato è un fondo a scopi umanitari derivante dalle scelte “laiche” in dichiarazione dei redditi, in pratica, le scelte alternative alla Chiesa cattolica o alle altre confessioni religiose. Qualche centinaio di milioni di euro, sulla carta; nei fatti, pochi spiccioli che ogni anno sopravvivono ai tagli di ogni genere, perché c’è sempre qualcosa di più urgente  da finanziare.

Quest’anno c’è una novità positiva: a partire dal 2015 il fondo statale potrebbe – il condizionale è d’obbligo – salvarsi dalla mannaia delle decurtazioni che negli ultimi anni l’hanno praticamente svuotato, destinando i soldi a scopi diversi da quelli previsti (dalle piccole e medie imprese, alle alluvioni, alle missioni militari). Infatti quest’anno la Commissione Bilancio della Camera ha impegnato formalmente il Governo a destinare finalmente tutte le risorse raccolte, circa il 13 % dell’otto per mille totale, alle finalità originarie: lotta alla fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, tutela dei beni culturali.

Il merito di avere smosso le acque sull’otto per mille statale va soprattutto al deputato Cinquestelle Francesco Cariello, il quale con indomita tenacia ha perseguito la causa dell’edilizia scolastica, ottenendo alla fine modifiche normative e impegni che favoriscono tutte le organizzazioni interessate ai fondi. Nel 2013 sono state più di mille le realtà (non profit ma anche Comuni ed enti religiosi) che hanno presentato domanda di finanziamento. Di queste, oltre il 90% sono state valutate meritevoli, ma poi solo quattro (!) hanno ricevuto i soldi perché a furia di tagli il fondo si era ridotto da 170 milioni a 400mila euro.

Le recenti modifiche e promesse riaccendono un filo di speranza per il futuro, ma attenzione: se ne parla comunque nella tornata 2015, perché ormai quest’anno i soldi raccolti sono già “impegnati” da vecchie leggi e leggine con effetti pluriennali. In proposito Cariello ha un asso nella manica: “Proporrò di inserire nelle prossima legge di stabilità una norma che obbliga il Governo a creare, diciamo così, un fondo di recupero per le risorse sottratte all’otto per mille dalle varie norme. Per capirsi: pazienza se talvolta siamo costretti a deviare dei soldi per altri scopi, però appena possibile restituiamo il maltolto”.

Bella idea, ma ci si può fidare? E’  meno ottimista Elias  Gerovasi, responsabile progetti di Mani Tese, che da anni segue il tema con il disincanto di una ong cha mezzo secolo di vita. “Vero, quest’ anno c’è qualche speranza; oltre al lavoro della commissione Bilancio c’è anche il nuovo regolamento (licenziato dal governo Letta non Renzi, ndr) che è più trasparente nei criteri di valutazione dei progetti, mentre prima tutto era discrezionale. Però tante ombre restano, la più grande è la gestione dell’otto per mille statale in capo alla Presidenza del Consiglio. Che senso ha, quando abbiamo i vari ministeri competenti che lo farebbero molto meglio? La risposta si sa però: la Presidenza del Consiglio vuole mantenere l’ultima parola sul destino dei soldi. Sta scritto fin dalla prima legge e il Governo non cambierà mai questa cosa, ci abbiamo provato tante volte”.