Vite in corsa

Solidarietà efficace con il philanthropy advisor, il consulente del dono

un pastificio africanoE’ arrivato il consulente anche per donare, e non soltanto per investire i propri capitali, come siamo abituati a pensare. Perché donare è una cosa seria, almeno quanto vendere o comprare. Specie se i soldi sono tanti.

Sì, perché la solidarietà romantica, emotiva e in fondo cieca, come l’amore, ha un senso per la carità personale, quella che “tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (San Paolo) , fatta al povero all’angolo di strada o all’amico in difficoltà. Ma quando le cifre hanno un sacco di zeri, e donare diventa un mestiere, le cose cambiano, tanto più oggi che le risorse scarseggiano rispetto ai bisogni espressi dalla società.

Le fondazioni, le imprese, le famiglie benestanti non vogliono più donare solo in base a fattori emotivi, come il marchio famoso, la situazione drammatica o le preferenze personali, ma anche e soprattutto sulla base di risultati sociali misurabili. Una sfida difficile, ma non impossibile.

Che cosa fa in concreto il philanthropy advisor?

Il vero philanthropy advisor si distingue da tutte le altre figure di consulente perché aiuta a misurare l’impatto sociale delle donazioni, con strumenti molto innovativi e sofisticati.  Non suggerisce specifiche organizzazioni a cui donare, non progetta campagne di marketing sociale. Piuttosto, cerca e analizza le aree di bisogno sociale più adatte alla sensibilità del donatore.

L’avanguardia nel mondo spetta ai Paesi anglosassoni, come sempre o quasi nel campo della finanza sociale. Per fare un solo esempio, Foundation Source, l’azienda leader negli Stati Uniti per la philanthropy advisory, ha 1100 clienti, esclusivamente fondazioni private. La sede in California somiglia a quella della Deutsche Bank, appena un po’ più piccola!

I primi esperimenti in Italia

In Italia questa figura è veramente agli albori: ci risulta una sola agenzia specializzata, Pierri Philanthropy Advisory  e una fondazione, Lang Italia, che tra diverse attività comprende anche la consulenza ai donatori. C’è poi l’Istituto Italiano della Donazione, che offre il servizio “Io dono sicuro”, un database di associazioni italiane che si sono sottoposte a una valutazione di trasparenza, esplicitando tra l’altro la quota di donazioni utilizzata all’interno e quella destinata ai progetti. E’ una cosa un po’ diversa, ma comunque un’idea interessante.